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mercoledì 22 maggio 2019

La crociata anti Huawei

Recentemente abbiamo letto tutti sui giornali (anche generalisti e non solo di settore) dei "paletti" che gli Stati Uniti stanno mettendo sul brand Huawei. Con questo articolo voglio approfondire cosa sta accadendo con un occhio un po' più smaliziato del solito.

Faccio una doverosa premessa, io vendo Huawei, ma vendo anche HP ed IBM. Non sono "sposato" con nessuno e di volta in volta scelgo il brand che più si adatta al progetto che devo sviluppare. Questo articolo non entrerà nello specifico della bontà di uno o dell'altro brand, ma analizzerà solo i fatti accaduti.

Scenario Globale

Huawei è un brand in grado di fare tutto ciò che concerne il mondo della tecnologia. Ha un potere finanziario pressochè infinito e se decide di aggredire un settore, lo fa in grande ed in breve tempo arriva a giocarsi la partita con i top player. Le aree dove questa partita è stata chiaramente vinta sono diverse. Nel networking Cisco è stata spodestata e dal quasi monopolio che deteneva un decennio fa, ora raccoglie (soprattutto nelle infrastrutture dei provider) quote meno significative. Sui dispositivi mobili ha sorpassato Apple meno di un anno fa e sui Server e Storage è arrivata a giocarsela con HP sorpassando persino Lenovo/IBM (in basso il magic quadrant di Gartner di settembre 2018).

Insomma, il fatturato di Huawei è mostruoso, 100 miliardi di dollari con numeri vicino al +40% annuo. Fuori dal mondo, hanno appena aperto un nuovo R&D da 2500 persone.


In tutto questo si sta giocando una partita fondamentale: quella del 5G. Fondamentale da un punto di vista di controllo delle comunicazioni. Ma ne parleremo più avanti.

Cronologia

  • Nel 2018 partono i dazi verso tutte le aziende Cinesi, inizia una battaglia generica che in realtà porterà più danni che benefici per i fautori, ovvero gli Stati Uniti. Il must è ridurre il deficit commerciale con Pechino del 25%, ma questo ha prodotto sanzioni inverse per un valore di 50 miliardi di dollari.
  • A Maggio la guerra commerciale con Pechino entra nel vivo, Huawei entrò in quotazione ma gli USA bandirono i prodotti Huawei per gli enti militari (NB: non è la prima volta, questo è accaduto anche con Kaspersky di origine Russa). Il botta e risposta si traduce in dazi che porteranno i due paesi a confrontarsi al G20 e all'Organizzazione Mondiale del Commercio.
  • Il 30 novembre 2018 parte la guerra di Trump verso Huawei: il presidente rivolge l'invito di non avvalersi di reti Huawei per le infrastrutture poichè considerate non sicure ed a rischio di spionaggio industriale.
  • Il 6 dicembre 2018 viene arrestata in Canada Meng Wanzhou, figlia del fondatore e direttrice finanziaria di Huawei. L'accusa è di violazione delle sanzioni all'Iran, a Cuba, alla Siria e al Sudan (che coincidenza, sopo dolo una settimana). Il 10 la Cina ha fermato due cittadini Canadesi accusati di spionaggio (anche qui, per par condicio non crediamo alle coincidenze) come rappresaglia.
  • Il 28 gennaio gli USA hanno rincarato la dose contestando 23 reati tra cui il furto di segreti commerciali.
  • Il tira e molla arriva ai giorni nostri, fa crollare (tutti) i mercati e scatena un'emergenza nazionale invocata da Trump a cui aderisce Google che dichiara che non fornirà più Android a Huawei (questo comporta che i dispositivi dovranno utilizzare la versione Open Source, in realtà non è un grosso problema e va detto che Huawei è già all'opera per lo sviluppo di un proprio OS)
  • A ruota si aggiunge Intel, Qualcomm e Broadcom. La faccenda è troppo fresca per capire se si tratta di un bluff (come personalmente credo) o meno, fatto sta che Huawei ha dichiarato di avere scorte importanti e di poter garantire pienamente l'assistenza sui suoi server (i pezzi dedicati alle assistenze in genere sono pre-accantonati, poi onestamente i guasti sulle CPU sono più unici che rari)
L'accusa del Governo Americano è sostanzialmente di spionaggio industriale. Intravedono nel brand, che di fatto si è costruito la leadership nelle comunicazioni (nelle infrastrutture e nei device utente), un chiaro pericolo. Azienda non americana equivale ad azienda non controllabile.


Il dietro le quinte

Da che pulpito arriva la predica? Questa è la parte interessante. Le collaborazioni tra l'NSA Americana e le aziende del proprio territorio nel controllo delle comunicazioni globali sono conclamate. Il Patriot Act ha sdoganato la violazione della privacy in ogni dove.

Le infrastrutture che prima erano made in USA, ora sono huawei, e questo non è solo un danno verso una delle aziende americane più importanti. Il dato di fatto va contestualizzato.


Svariate rivelazioni di Snowden hanno portato alla luce delle backdoor dell'NSA nei dispositivi USA:
Vero o meno (la fonte è certamente attendibile), è evidente che questo diviene possibile con aziende Americane, ma non certo con brand Cinesi. Del resto, stando al The Guardian che ha avuto rapporti diretti con Snowden, già da molti anni si sa di collaborazioni tra l'NSA e Microsoft, Google, Yahoo!, Facebook, Apple, Skype, etc. (ovviamente puntualmente smentiti dagli interessati).


E' un parere personale, intendiamoci. E come tale può essere condiviso o meno. Ma per un disilluso come me che opera in ambito security da molti anni, è totalmente ridicolo pensare, oggi, che esista un dispositivo qualsiasi che non contenga al proprio interno backdoor in grado di raccogliere informazioni più o meno dettagliate ed invasive. E chi pensa che questo sia eccessivo, semplicemente non si è mai occupato seriamente di security. Basti pensare a:
ma giusto per citare qualcosa (ad ampio spettro).

Il punto diventa, quindi, chi può controllare cosa: è evidente, la paternità di un'azienda sancisce un potere per la Nazione che ne ha le redini.

Dobbiamo preoccuparci? Personalmente ritengo di no, trovo che questo sia tutto un bluff che finirà nel giro di poco. Lo scopo, secondo me, è di danneggiare il brand, ma nessuno si può permettere di interrompere veramente le forniture con un colosso simile. 
Molti mi chiedono: "le assistenze saranno garantite?". Direi di si, le scorte di CPU sono alte ed i dispositivi per le assistenze sono pre-allocati e già nei centri di supporto. Broadcom non vuole fornire schede di rete? Metteremo le PCIe HP o le compreremo direttamente da qualsiasi altro produttore, funzionano ugualmente. Onestamente su Server e Storage non vedo davvero alcun motivo di allarmarsi.

Per la parte di infrastruttura 5G, invece, la questione pare essere diversa. Il mercato è nuovo, lo scopo è proprio quello di far entrare nuovi player che ora sono chiaramente in ritardo. Il giochino è lo stesso, lo abbiamo visto spesso ed è un "vizietto" delle aziende americane. E qui è evidente che uno degli ideatori del 5G sia stato barbaramente estromesso dopo aver sostanzialmente creato questa tecnologia.

Per la parte device android, penso che avremo un periodo di transizione con la versione open source, e poi vedrà la luce il sistema operativo Huawei. E onestamente non ho dubbi che sarà assolutamente competitivo con Apple e Google, Huawei ci ha abituati a fare le cose in grande.

A mio avviso alla fine tutto tornerà nella normalità, ma il consumatore acquisterà meno volentieri Huawei. Lo scopo ultimo è creare allarmismo e scetticismo per ridimensionare un brand scomodo. Lo stesso temo di non poter dire per l'infrastruttura 5G su cui l'attacco è stato non solo devastante, ma anche supportato da altri Governi.


EDIT: Come volevasi dimostrare, il blocco è stato sospeso, è bastato che il Presidente cinese andasse in visita all'azienda "Rare Earth Co"... che detiene in pratica la quasi totalità dell'estrazione dei minerali rari, indispensabili alla produzione dei prodotti tecnologici. Questo, si, metterebbe in ginocchio l'intera industria.





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mercoledì 20 marzo 2019

NAS e SAN con dischi SSD: come commettere facili errori

I dischi SSD ormai hanno costi accessibili e capienze accettabili, non è inusuale che vengano preferiti ai dischi magnetici. Anche se nella maggioranza dei casi questa preferenza è sempre conveniente, quando dobbiamo dimensionare un NAS o una SAN esterna, è facile vanificare la spesa commettendo errori banali sulla parte di interconnessione. Come dire, possiamo anche avere una Ferrari, ma se la mia destinazione si raggiunge solo percorrendo una polverosa strada di campagna, avrò solo speso soldi senza aumentare la mia velocità effettiva.
Mi sono imbattuto casualmente in una discussione in cui si elogiavano le performance dei dischi SSD su un NAS, andiamo a capire perchè questo non può essere vero, e lo facciamo con dei numeri.


NAS o SAN?

Tanto per iniziare, capiamo le differenze. Una SAN presenta le LUN direttamente al sistema operativo, in maniera trasparente.

Un NAS invece si fa carico di strutturare un file system e lo presenta in maniera organizzata, meno immediata, tramite un protocollo applicativo, ovvero ad un livello decisamente superiore.

Ho preparato un breve schemino per renderlo più digeribile pur non avendo enzimi specifici:




A cosa ci serve? Parliamo di performance, quindi ogni aspetto è importante. Appare evidente che un NAS deve elaborare, e questo non va molto d'accordo con l'economicità dei prodotti spesso in circolazione. Le CPU dei piccoli NAS in giro (tipicamente fino a 4 baie) sono spesso totalmente insufficienti a non creare un collo di bottiglia proprio in questo punto. Posso mettere i dischi più veloci del mondo, ma la CPU deve stare al passo.



Interconnessione


Qui c'è l'aspetto più importante. Nel mio storage, SAN o NAS che sia, posso fare un array anche full SSD, ma poi la parte di accesso riuscirà a garantirne il troughput? Ed è qui che casca spesso l'asino.

Nell'architettura NAS, utilizzerò le schede di rete in dotazione all'apparato e chi avrà accesso allo stesso, farà la medesima cosa. Molto spesso non è dedicata una NIC alla parte storage, ma questa viene condivisa anche con la parte network (peggiorando la situazione).

Nell'architettura SAN, invece, ho più scelta. Posso utilizzare la parte network, ma potrei farlo acquistando una scheda di rete con supporto iSCSI TOE che accelera a livello hardware tutta la parte SCSI over IP. Ma ho anche un'altra alternativa, utilizzare un'interfaccia FibreChannel, per sua natura estremamente veloce (e che introduce meno latenza del rame, ma non voglio spingermi oltre anche con questo aspetto che comunque è importantissimo nel dimensionamento della parte storage).



Qualche numero per capirci


Il dimensionamento di uno storage è uno degli esercizi sistemistici più complessi, ed è mia prassi effettuare, prima di consegnare ogni SAN che vado a dimensionare, accurati test (non meno di 1 giorno) di performance per capire cosa può essere migliorato ed in che maniera. Il risultato è che questi numeri (che qui sono stati barbaramente banalizzati) sono il frutto di dati reali, raccolti in molteplici anni di accurate verifiche.

Dischi:

I dischi vanno misurati in IOPS, tuttavia per rendere un dato più intelleggibile con la componente network, mi concederò una licenza ed esprimerò dei numeri in MB/s di lettura sequenziale senza cache, che certamente faranno sobbalzare i puristi.

  • 1 disco SATA 7400rpm: circa 80MB/s
  • 1 disco SAS 10k: circa 120MB/s
  • 1 disco SAS 15k: circa 140MB/s
  • 1 disco SSD: circa 600MB/s 
  • 4 dischi SATA in RAID5: Circa 320MB/s in lettura
  • 4 dischi SAS 10k in RAID5: Circa 480MB/s in lettura
  • 4 dischi SAS 15k in RAID5: Circa 560MB/s in lettura
  • 4 dischi SSD in RAID5: Circa 2400MB/s in lettura
Numeri estremamente imprecisi, che variano da disco a disco, da raid a raid, da file system a filesystem... ma è solo per avere un'idea molto di massima. NB: Con il raid5 abbiamo un penalty di 4 nella scrittura, all'aumentare delle meccaniche aumentano anche ovviamente le performance (ma anche qui, ci spingeremmo troppo oltre).

Interconnessione:

Prendiamo come esempio solo l'architettura più veloce, ovvero immaginiamo di avere una SAN. Con un NAS le cose peggiorano drammaticamente, ma non è questo il punto.
  • iSCSI 1Gbit senza TOE 1500MTU: 97MB/s
  • iSCSI 1Gbit con TOE 1500MTU: 117MB/s
  • iSCSI 10Gbit senza TOE 1500MTU: 560MB/s
  • iSCSI 10Gbit con TOE 1500MTU: 720MB/s
  • iSCSI 2x10Gbit in RoundRobin con TOE 1500MTU: 1046MB/s
  • FibreChannel 1x8Gbit: 790MB/s
  • FibreChannel 2x8Gbit in RoundRobin: 1220MB/s
  • FibreChannel 1x16Gbit: 1380MB/s
  • FibreChannel 2x16Gbit in RoundRobin: 1900MB/s
Purtroppo non ho ancora dati sul nuovo FC a 32Gbit.

Anche qui, numeri condizionati dai sistemi su cui ho effettuato le misurazioni, in anni diversi e in situazioni diverse. Inoltre sono numeri ottimistici, fatti sempre su macchine che avevano come costo minimo 35-40.000 euro, non certo sui nas da 160 euro . Ma è solo per capirci.


Morale della favola


Il morale della favola è semplice e si evince facilmente. Mettere dischi SSD su un NAS da 400 euro non serve a niente. Se poi l'accesso avviene in maniera diretta dai client con una misera NIC in gigabit, serve ancor meno. Per sfruttare i dischi SSD su uno storage esterno, avrò bisogno come minimo di collegarmi in FibreChannel a 16Gbit (o con due da 8). Architettura, questa, tipica di un'infrastruttura virtuale ben dimensionata.




Edit: Mi è stato fatto notare che ho omesso la tecnologia SAS. Vero: non ho sufficienti dati per citarli. Allo stato attuale personalmente ritengo sia più economico utilizzare iSCSI e più performante utilizzare FC, pertanto le interconnessioni SAS nel corso del tempo, nel mio caso specifico, hanno trovato sempre meno campi di applicazione.



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giovedì 7 marzo 2019

Programmi di bugscouting: come guadagnare legalmente con l'hacking

Forse non tutti conoscono le piattaforme di bugscouting. Uno dei più famosi è HackerOne. La piattaforma mette in comunicazione le aziende e gli hacker. Le prime si impegnano a riconoscere ai secondi una ricompensa (un bounty) qualora questi identifichino un bug di sicurezza che rientri in determinati canoni.

Questo, ad esempio, è il bounty policy di NextCloud (https://hackerone.com/nextcloud):


Scorrendo nella sezione hacktivity è possibile vedere le ultime vulnerabilità scovate. Particolare interesse generano i servizi finanziari, ad esempio questa schermata è quella di Paypal. Alcuni casi sono ovviamente secretati, questo avviene spesso nel caso in cui la soluzione al problema richieda del tempo, ma è una politica aziendale (Intel, ad esempio, secreta tutto, a differenza proprio di NextCloud).


Bhè, non c'è che dire, i dati parlano chiaro, Paypal ha pagato quasi 1 milione di dollari in ricompense, e di recente i casi riportati hanno avuto in media dai 18.000 ai 23.000 dollari di bounty.


Cliccando sull'hacker che ha più contribuito verso Paypal, scopriamo che nell'ultimo biennio ha guadagnato quasi 40.000 dollari.

Intendiamoci, unità di misura nettamente inferiori rispetto a quanto avrebbero fruttato le stesse vulnerabilità se applicate per fini fraudolenti. Ma addormentarsi di sera sapendo di non aver commesso alcun reato e, anzi, aver aiutato l'intero mondo informatico rendendolo "un posto migliore" (come cita il motto di HackerOne) è una sensazione a cui un "hacker etico" o "White Hat" non rinuncia per nulla al mondo.

Per le aziende certamente è un segno di grandissima professionalità (oltre che un risparmio economico enorme) avere un programma di bounty pubblico. Insomma, da piattaforme di questo tipo ci guadagnano davvero tutti.


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martedì 26 febbraio 2019

VMware KB55636 e vulnerabilità CVE2018-3646: cosa fare?

In merito al recente problema della CVE in oggetto (https://nvd.nist.gov/vuln/detail/CVE-2018-3646 meglio nota come l'evoluzione di Spectre e Meltdown, ma applicato alla cache L1 della CPU), vmware ha rilasciato due Knowledge Base:



Appena aggiorniamo un host alla 6.7, ci compare il warn.
Riassumo brevemente di cosa si tratta.

Rischi
La vulnerabilità scoperta riguarda le CPU Intel (tutte) ed intacca l'integrità delle macchine. In casi particolari è possibile eseguire codice arbitrario in grado di far leggere da una VM la cache L1 della CPU di un'altra VM. Va detto che non è proprio così semplice che questo avvenga e che si tratta di un accesso importante ma meno facile di quanto possa accadere con altri attacchi più semplici. Inoltre l'attaccante deve avere una vm con accessi root/administrator e poter eseguire liberamente codice (che, per inciso, ad oggi non è stato ancora scritto, si tratta di una vulnerabilità teorica, anche se per poco).

Soluzione
Applicare la patch non è indolore, le performance della CPU diminuiscono, i core si dimezzano (sostanzialmente viene disabilitato l'HT) e questo su sistemi con alto carico di elaborazione può comportare deglli abbassamenti di performance considerevoli.

Vmware dice in sostanza (nello schema sotto riportato):
- Te lo puoi permettere? Se no, tutte le tue vm sono più o meno sicure (ovvero, non sei un provider che vende macchine virtuali a sconosciuti)? Allora accetti a tuo rischio di tenerti la vulnerabilità. Altrimenti procedi con la patch (anche a costo di comprare nuove risorse hardware).




La scelta ricade sull'IT che deve valutare se tenersi la vulnerabilità avendo però maggiori performance, oppure applicare la patch e intaccare la velocità delle CPU.

In questo caso però il tool HTAwareMitigationAnalysis di vmware ci viene in soccorso estrapolando un report indicandoci se il nostro cluster potrebbe entrare in sofferenza.


Buon divertimento!




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mercoledì 12 dicembre 2018

Perchè a volte su internet i prezzi sono così bassi?



Molto spesso ci troviamo a combattere una guerra persa in partenza, dove su internet assistiamo a prezzi al pubblico che sono a volte decisamente inferiori ai prezzi d'acquisto di un system integrator.

Nel corso del tempo ho cercato di fare chiarezza ed ho cercato di capire quali sono i giochi che si celano dietro, ascoltando anche chi vende a prezzi così bassi. 


Ecco, quindi, le motivazioni che spesso (non sempre) si possono celare dietro ad un prezzo anomalo:

  • Azienda Farlocca
Può accadere che, nel più banale degli scenari, l'azienda non esista o il sito sia un sito truffa. Questo è lo scenario più elementare, il materiale non arriverà mai. Ma questo accade sempre più di rado.

  • Evasione IVA
Uno scenario assai più frequente è invece quello di aziende che nascono e muoiono nell'arco normalmente di un periodo temporale molto breve. Tramite una lettera di intenti dichiarano di vendere il materiale a paesi esteri. In linea di massima, se il trasporto/spedizione dei beni nel Paese comunitario di destinazione avviene “a cura o a nome del cedente”, la cessione interna si considera non imponibile ai sensi dell’art. 58 del D.L. n. 331/1993. Ma poi il bene viene venduto su internet in Italia e l'azienda chiude prima che il giochino venga scoperto. Ed il 22% viene evaso. Con i microscopici margini nell'informatica consumer, il 22% è un abisso.

  • Prodotti refurbished venduti per nuovi
Può accadere (soprattutto per dischi e RAM), che materiale ricondizionato venga venduto per nuovo. Distinguere un banco di RAM ricondizionato direttamente dalla casa madre da uno nuovo è praticamente impossibile, e le differenze in termini economici non sono da poco.
 
  • Licenze "usate" e ESD ad uso specifico
La nuova frontiera dell'office a 9 euro (invece di 200) o del windows server a 50 (invece di 800) è la licenza usata. La comunità Europea ha reso possibile la rivendita delle multilicenze perpetue (con una sentenza del 3 luglio 2012), pertanto distributori a fuoco su questa tematica si sono specializzati nell'acquisto e nella rivendita di codici di licenza usati. Intendiamoci, nonostante la questione sia controversa, attualmente non c'è nulla di illegale (quando questo viene dichiarato...) [edit: c'è molta confusione sull'argomento in quanto sembra che la sentenza sia valida solo in Germania]. Ma non è un office nuovo e la cui licenza viene scartata per la prima volta, e l'utente va informato che si tratta di un software rivenduto il cui oggetto è un semplice trasferimento di proprietà.
Diverso è il discorso delle licenze ESD, ovvero software senza scatola nè supporto, riservate a sviluppatori o produttori. In quest'ultimo caso esse possono essere legalmente, ad esempio, vendute unitamente ad un nuovo PC, ma non ne è consentita la vendita in maniera disgiunta. Stessa cosa per le licenze ESD per il mercato educational o per gli sviluppatori, fuori da questo contesto ne è vietato l'utilizzo.

  • Mercati paralleli
Di recente sta prendendo sempre più piede il materiale importato dai Paesi dell'Est. Non è dato sapere la provenienza, spesso non vi sono certezze circa l'origine del prodotto, ma sta di fatto che i prezzi sono molto aggressivi. Con questo non voglio dire che parte del materiale "non vendibile" venga rimesso sul mercato tramite questo canale, ma di certo è un mercato parallelo a tassazione agevolata ed incontrollato spesso persino dalle case madri.
 
  • Grandi quantità
Nulla di illegale, se compro 10.000 pezzi di un notebook, accedo ad un prezzo inferiore. Questo è il caso dei grandi gruppi di vendita al pubblico. Tutto normale, ma non si può pretendere da un System Integrator di avere gli stessi prezzi.

  • Distributore furbetto che vende all'enduser
Questa tendenza c'è sempre stata, ma ora si sta diffondendo massivamente. Il canale di vendita è elementare: produttore - distributore - fornitore - utente finale. Il produttore in genere può vendere solo al distributore ed il distributore solo al system integrator e così via all'utente finale. Questione di competenze, di volumi, di fido, di pagamenti, di certifiche, di supporto erogato e di tutto il resto. Accade ogni tanto che qualche distributore, con diversa partita iva (per i più lodevoli), venda direttamente all'utente finale.
Così come accade sempre più spesso che il produttore contatti direttamente l'utente finale per i rinnovi di licenza e proponga condizioni persino più vantaggiose di quelle riservate al fornitore.
E' una scelta, così come è una scelta che i system integrator non acquistino più da questi distributori o questi prodotti. Ognuno fa la sua scelta.



Dunque

Intendiamoci, non sono tutti così, c'è chi decide di fare margini irrisori e lavorare a volume, è il caso dei "box movers", distributori senza valore aggiunto e che non hanno alcun supporto tecnico, ma smistano colli dal produttore al consumatore. Che sia uno spazzolino da denti o uno storage con disaster recovery remoto, poco importa.

Ma quando il prezzo di vendita al pubblico è inferiore di quello d'acquisto erogato da un distributore nazionale verso gli operatori del settore, qui è pura e semplice matematica. C'è qualcosa che non torna.


Morale della favola

Non demonizziamo chi acquista da canali sani, reali e legali (e che generano lavoro in Italia, ma qui si apre un capitolo etico altrettanto articolato) se poi il prezzo è più alto del negozio online che magari sta giocando con regole diverse (fortunatamente non sono tutti così). Perchè ad un prezzo d'acquisto più alto già in partenza, il system integrator deve anche aggiungere i costi di gestione (nel nostro caso, per dare dei numeri, l'8%), la pressione fiscale (nel 2018 al 61,2%) e per quanto possa essere una sola fornitura, deve anche rispondere alle richieste di assistenza tecnica del tipo "solo una domandina..." (e non mi risulta che il signor Internet dia il suo numero di cellulare). Senza contare le modalità di pagamento differite ed i problemi di incasso che non ha chi richiede il pagamento anticipato.



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giovedì 29 novembre 2018

Ecosistema Google Home: analisi delle bande

Proseguendo nell'approfondimento iniziato con il precedente articolo focalizzato sulla privacy, oggi approfondirò la tecnologia Google Home, gli utilizzi di banda e le direttrici geolocalizzate.


Scenario

In una stessa abitazione coesistono due Google Home Mini, uno è stato mutato con il suo tasto, l'altro no. In entrambi i casi durante tutto il test, non sono stati utilizzati e non sono stati richiamati comandi vocali. All'interno dell'ecosistema coesistono dei dispositivi eMylo e dei Sonoff, con anche delle luci smart.

La rete è dedicata, la parte wifi risiede su una vlan 802.1q separata ed i dispositivi attraversano un firewall L7 in grado di ispezionare a livello applicativo il traffico. L'access point utilizzato è anch'esso un L7, in grado di effettuare la medesima ispezione (seppur con scala temporale diversa, per cui la lettura dei grafici potrebbe trarre in inganno, ma non è un problema perchè viene spiegato nelle didascalie).



Bande utilizzate

 

Google Home con microfono attivo

Ci interessa la linea blu. Circa 1,24MByte/minuto (il taglio è da 1 minuto), ovvero circa 16Kbit/s. I più attenti assoceranno questo valore al valore tipico di un canale audio, i più esperti di VoIP ricorderanno il protocollo G726, G727, G728, tutti impostati su uno stream a 16Kbit/s. Magari è una coincidenza, non lo possiamo sapere.


Google Home con microfono spento


Inizialmente quasi 8MB di picco all'atto di spostare l'interruttore su off, poi a regime oltre 400Kbyte al minuto, davvero tanto.

Sonoff

 

eMylo


Luci RGB Bawoo


Onestamente gli altri dispositivi sviluppano poca roba, in linea con il polling che fanno.


Direttrici e geolocalizzazioni


Google Home con microfono attivo

Tutto in regola, tutto sommato deve connettersi per lavorare, anche se le connessioni persistenti non sono poche, ma ci sta.

Google Home con microfono spento

Qui il risultato è interessante: non cambia di una virgola. Microfono acceso o spento, le connessioni sono identiche. Certamente lui deve funzionare, comunque è visibile dall'app e può essere gestito. Fatto sta che tutto rimane invariato.

Sonoff

eMylo


Luci RGB Bawoo


Non ho motivo di aggiungere altro sui tre dispositivi elencati, è giusto e fanno ciò che devono. Giusto una riflessione: i server si trovano in Germania. Probabilmente è stato fatto per ridurre le latenze degli utilizzatori europei.

 

 

Approfondimento dei dump del google home a microfono spento

Questo è un dump di circa 30 secondi del traffico del dispositivo a microfono spento. E' evidente che continua a lavorare normalmente. Fa qualche ping, qualche risoluzione dns per capire se ha ancora connessione attiva, qualche scambio di dati, insomma... le solite cose.

A dispositivo mutato abbiamo provato a dire alcune frasi "interessanti", ed abbiamo visto del traffico verso direttive forse diverse (ma quello di google è comunque un pool enorme). Geolocalizzandole abbiamo definito alcuni ip appartenenti all'autonomus system Google, ed un altro IP verso l'operatore Telecom Italia. Onestamente non è semplice capire perchè o se si tratti di una coincidenza. Di sicuro non vedo motivo affinchè lui debba contattare un ip di Telecom, ma tutto sommato questo non significa nulla. Oltretutto fa parte del cosmo Akamai, quindi può significare tutto e niente. Necessiterebbe di un approfondimento certamente più accurato, ed ora non ho tempo di entrare così profondamente in questo dettaglio.


Conclusioni


Il test è durato un'ora abbondante, ma conto di mantenere questa configurazione per un paio di giorni. A breve un aggiornamento. Di sicuro lo spegnimento del microfono NON è paragonabile allo spegnimento elettrico: il dispositivo continua a comunicare normalmente. Non è detto che questo sia necessariamente sbagliato, tutto sommato il dispositivo è comunque visibile ed in grado di interagire con l'ecosistema attraverso l'app (basta dire "di a tutti" per coinvolgerlo comunque). Capire se e cosa sta inviando, è tutta un'altra storia. Le connessioni sono totalmente crittografate (https).

L'importante è non illudersi che il microfono spento ci salvaguardi, nel dubbio e qualora in un determinato momento si cerchi un po' di privacy extra, scollegare l'usb non è una cattiva idea. Laddove sia possibile e il dispositivo non abbia la batteria, come in alcune versioni.


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lunedì 26 novembre 2018

Google e la nostra privacy, qualche esempio hands on

Molto spesso sento dire "che mi importa se mi rubano la password, cosa vuoi che vedano?".

Oggi proviamo a fare un gioco di prestigio. Prendiamo il nostro account google, ci offre molti servizi, ma che vuoi ci sia al suo interno? Pronti a stupirvi?


https://www.google.com/maps/timeline



Qui trovate tutti i vostri spostamenti. Tutti. Nel mio caso, dal 2014 in poi. Divertitevi a cliccare sui puntini rossi, scoprirete che viene memorizzato proprio tutto, ogni percorso, sosta, persino se siete andati a piedi o in auto.




https://myaccount.google.com/activitycontrols

Facciamo una cosa, "tagliamo corto", clicchiamo su questo link. Scopriamo insieme cosa viene memorizzato.

Bhè, ovviamente le ricerche effettuate con chrome e youtube... che domande.



 



Vanno tanto di moda i dispositivi, quindi non volete memorizzare tutto ciò che avete detto con "ok google" ?


Nel mio caso il termostato di casa aveva sufficienti elementi per denunciarmi per stalking.

Ovviamente non parliamo dei file, tramite google drive (ora backup e sync), sempre più aggressivo (basta inserire una chiavetta per allertarlo e domandarci se vogliamo fare il backup di quei file.

Vogliamo dimenticarci ovviamente dei contatti del telefono? E delle email su gmail e quindi di tutti gli account di registrazione fatti con la stessa email altrove?

Qualora fosse sfuggito qualcosa... bhè... ci sono sempre i DNS di google, il classico 8.8.8.8 e 8.8.4.4 che raccolgono tutto ciò che è (casomai) sfuggito...

A breve farò un esperimento. A tempo debito ci sarà da divertirsi. Avete presente quando cercate qualcosa e per una settimana tutte le pubblicità vi tartassano con prodotti correlati? Il fenomeno è diffuso e normato... ma...